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Conflitti nelle relazioni: navigare le tempeste senza perdersi in mare

Il conflitto è un vento inevitabile. Nessun viaggio in mare aperto è senza onde. Che sia tra le pareti di casa, nelle relazioni, o dentro di noi, il conflitto arriva come un vento improvviso: può farci perdere la rotta o spingerci verso lidi nuovi. L’importante non è evitarlo, ma imparare a leggere la mappa delle emozioni che ci offre.

Quando la tempesta sorprende

Il conflitto ci coglie spesso come un’onda anomala: ribalta la barca della calma e scatena il panico. In quei momenti, la reazione istintiva è attaccare, fuggire o bloccarsi. Ma c’è un’alternativa: fermarsi e osservare.

Come gestire le emozioni intense (quando la rabbia o la paura prendono il controllo):

1. Pausa fisica: Se senti il timone che vibra (voce che si spezza, mani che tremano), chiedi un timeout: "Ho bisogno di calmare il mare dentro di me. Parliamo tra 10 minuti".

2. Respirazione come un'ancora: Inspira per 4 secondi, trattieni per 4, espira per 4. Ripeti 3 volte. Questo riduce il cortisolo e attiva la razionalità.

3. Ascolto attivo: Non remare controcorrente. Anche se sei ferito, prova a chiedere: "Cosa ti fa sentire così?" invece di "Hai torto!".

Attenzione: Se la tempesta diventa uragano (violenza, manipolazione), l’unica priorità è mettere al sicuro la nave. Parleremo dopo di confini e salvataggi.

Non tutti i conflitti sono uguali: riconoscere le dinamiche tossiche

Alcuni conflitti sono costruttivi (disaccordi onesti, che nascono da bisogni diversi). Altri sono tossici (manipolazione, mancanza di rispetto, ripetitività senza soluzione).

· Conflitto costruttivo: Si basa sull’ascolto reciproco, anche nella tensione. Esempio: "Mi ferisce quando arrivi in ritardo senza avvisare" → spazio per negoziare.

· Conflitto tossico: Coinvolge critiche personali ("Sei egoista!"), silenzi punitivi, o dinamiche di potere squilibrate. Esempio: "Non cambierò mai, devi accettarmi così" senza apertura al dialogo.

Cosa Fare?

· Se il conflitto è sano, usa le strategie suggerite: ascolto, flessibilità e apertura.

· Se il conflitto è tossico, considera:

o Mettere confini chiari ("Non accetto che mi si urli addosso").

o Cercare mediazione esterna (un terapeuta, un consulente familiare).

o In casi estremi, allontanarsi per proteggere la propria salute mentale.

Ricorda: il conflitto può essere un’opportunità, ma solo se entrambe le parti sono disposte a rispettare il terreno comune. Se l’altro rifiuta ogni dialogo, la crescita può avvenire solo dentro di te, attraverso la scelta di ciò che meriti.

La forza del conflitto nella relazione

Immagina una coppia che litiga per le faccende domestiche. Invece di "Non fai mai niente!", prova: "Mi sento frustrata quando devo fare tutto da sola. Come possiamo organizzarci meglio?" Qui il conflitto diventa un problema da risolvere insieme, non una colpa.

Quattro strategie per gestire il conflitto

1. Ascolta davvero. Usa la tecnica del rispecchiamento: "Se ho capito, ti senti trascurato quando lavoro fino a tardi. È così?"

2. Evita di identificare l’altro come il problema. Sostituisci "Sei irresponsabile" con "Questa situazione ci sta logorando".

3. Sii flessibile. Proponi opzioni: "Possiamo provare a turnarci o delegare?"

4. Non cercare un vincitore. Chiediti: "Cosa possiamo imparare da questo?" invece di "Chi ha ragione?"

Oltre la tempesta: il viaggio che scegli

Alcuni conflitti sono maree che puliscono la riva: rafforzano l’equipaggio, insegnano a leggere le stelle insieme.  Altri sono correnti che dividono gli oceani: ti mostrano che la tua rotta è altrove, e sciogliere gli ormeggi è un atto di coraggio.

E tu?

  • Stai lottando contro le ondate per paura di affondare?
  • O hai scoperto che la tua barca è fatta per altri mari?

Se la nebbia è troppo fitta, cercare un faro esperto può salvarti. Prenota una consulenza gratuita: insieme, tracceremo la rotta che trasforma il conflitto in vento a favore.

Le navi più resistenti non nascono in acque calme, ma nelle tempeste che le hanno costrette a rinforzarsi.