C'è una domanda che torna, in momenti diversi della vita.
Non sempre ha le stesse parole. A volte suona come: "perché faccio sempre così?" Altre come: "quando è successo?" E a volte non ha parole — è solo qualcosa che pesa, che ti stringe dentro, che non riesci a spiegare.
In fondo, è sempre la stessa domanda: come sono diventato quello che sono?
"Le radici" guarda dentro: Al corpo, a quello che ha vissuto e trattenuto prima ancora che tu potessi capirlo. Il corpo ricorda tutto — quando eri al sicuro, quando non lo eri, quando qualcuno c'era e quando eri solo. Rileggere la propria storia a partire dal corpo significa ascoltare qualcosa che nessuno ci ha mai aiutato a tradurre in parole.
"Il clima" guarda intorno: Alle relazioni, alle presenze e alle assenze, a quello che gli altri ci hanno detto — e taciuto — su chi eravamo e chi potevamo diventare. C'è sempre stato qualcuno nella stanza. E quella presenza ha lasciato un segno.
Le due rubriche sono separate, ma raccontano la stessa vita. Puoi leggerle insieme o una alla volta, seguendo quella che in questo momento ti chiama di più.