Chiamaci per prenotare una consulenza : +39.3667114190  |  info@recrea.it

Quando il corpo fa pace con il passato

Il corpo non dimentica. Ma può imparare a stare meglio.

C'era un luogo che non frequentavo da anni. Persone che un tempo facevano parte della mia vita di tutti i giorni, e che il tempo aveva allontanato — piano piano, senza rotture brusche. Poi una morte, un funerale, e mi sono ritrovata lì, in mezzo a loro.

Non so descrivere con esattezza il momento in cui qualcosa si è posato. Non è stato un pensiero — è stato qualcosa di più fisico, più profondo.

Il petto si è rilassato. Il respiro è diventato più leggero. Potevo stare in quel posto senza dover essere la persona che ero stata, senza dover difendere nulla, senza dover rinunciare a nulla.

Pace, forse.  O qualcosa di più preciso della pace: integrità.

Integrità vuol dire questo:  riuscire a stare con la propria storia, senza doverla cambiare per forza.

Non serve aspettare la vecchiaia

Uno psicologo di nome Erikson diceva che, andando avanti con gli anni, arriva un momento in cui si guarda indietro e ci si chiede:

la mia vita ha avuto senso per me?

Se la risposta è sì, si prova una forma di pace e di saggezza.
Se la risposta è no, si può provare disperazione, perché sembra che non ci sia più tempo per cambiare.

Ma io ho imparato che questo momento non capita solo da anziani.

Capita anche nei momenti difficili della vita:  un lutto, una separazione, una malattia, un cambiamento, un ritorno in un luogo del passato.

La domanda vera non è “quanti anni ho vissuto?”.
La domanda vera è:

riesco ad accettare la mia vita così com’è?

Integrità non è fare i conti tra ciò che è andato bene e ciò che è andato male.
È riuscire a stare con il proprio passato — anche quello che non si può più cambiare — senza esserne schiacciati.

La disperazione, invece, spesso è più silenziosa di quanto si pensi:  ci si irrigidisce, si ripetono sempre le stesse cose, si fa fatica a lasciar andare.

È il corpo che resta fermo in un tempo che non esiste più.

Il corpo come archivio della storia personale

La danzamovimentoterapia parte da una cosa semplice:

il corpo non è solo qualcosa che “contiene” la tua storia.
È il modo in cui la tua storia continua a vivere.

Per questo la memoria non sta solo nei ricordi.

Sta nel modo in cui tieni le spalle.
Nel respiro, corto o profondo.
Nel modo in cui ti avvicini alle persone o ti ritrai.
Nella tensione che resta, anche quando non ci pensi.

Le cose importanti che ti sono successe — i primi anni della vita,  i modi che hai trovato da piccola per proteggerti,  le ferite,  ma anche le tue risorse — continuano a vivere nel modo in cui il tuo corpo si muove ogni giorno.

Questo vuol dire che i problemi della vita non spariscono.

Restano nel corpo, anche quando non ci pensi più.  E si riattivano nei momenti difficili: un lutto, una separazione, un ritorno.

Lavorare con il movimento non significa solo capire la tua storia con la testa. Significa permettere al corpo di riordinarla da dentro.

Cosa cambia nel corpo quando si fa pace con il passato

Pensa a quando sei arrabbiata con qualcuno.
Il corpo è duro, chiuso, le spalle alte. Il respiro fa fatica.

Poi, magari dopo tanto tempo, riesci a lasciar andare.

Non è che dimentichi.
Ma il corpo cambia.

Si scioglie.  Il petto si apre.  Il respiro arriva più in profondità.

Fare pace con la propria storia è qualcosa di simile.

Se resti bloccata sul passato, il corpo resta in difesa.
Se impari a convivere con quello che è successo, il corpo si rilassa.

Non perché tutto è a posto.
Ma perché non sei più in allarme.

Non è rassegnazione.

Rassegnazione è dire:  “tanto non cambia niente” e restare giù.

Integrità è dire:  “è successo, e io posso stare in piedi lo stesso”.

Tre storie vere

Storia 1 – La donna che si sentiva sempre in ritardo

Una donna si sentiva sempre di corsa.
Nella sua vita non c’era niente di urgente, ma dentro di lei era come se dovesse recuperare qualcosa.

Il suo corpo non riusciva a fermarsi.

Nel nostro lavoro non abbiamo cercato soluzioni nuove.
Abbiamo imparato a fermarci.
A stare anche nel dispiacere, senza farci travolgere.

Col tempo, il suo corpo ha perso quell’ansia.

Il passato non era cambiato.  Ma non chiedeva più di essere aggiustato.

Storia 2 – Il ragazzo tra due modi opposti di muoversi

Un ragazzo si muoveva in due modi opposti.

A volte era troppo duro, veloce, brusco.
Altre volte rallentava fino a quasi sparire, come se si spegnesse.

Tra questi due modi non c’era collegamento.

Col tempo abbiamo capito che questo lo proteggeva: 
le emozioni forti lo travolgevano, e allora si ritirava.
Ma ritirarsi lo faceva sentire vuoto.

Il nostro lavoro è stato trovare un passaggio tra questi due estremi.

Non eliminarli, ma imparare a attraversarli piano.

Quando ci riusciva, anche solo per pochi secondi,  il suo corpo non era più “acceso” o “spento”.

Era semplicemente presente.

Storia 3 – La signora di 75 anni e il saluto al fratello

Una signora stava esplorando in seduta il movimento delle mani.

Le ho chiesto di lasciarle muovere liberamente, senza pensarci troppo.

Le sue mani hanno iniziato a muoversi da sole, in modo morbido, continuo.

Alla fine ha detto:  “Era un saluto”.

Suo fratello era morto da poco.

Quel gesto non l’aveva pensato.  Era uscito da solo.

In quel movimento c’era tutto:  l’amore, la separazione, il legame che continua.

Non tratteneva il dolore.  Lo accompagnava.

Storie diverse, ma con qualcosa in comune:
il corpo, a un certo punto, ha trovato un modo per stare meglio.

E questo può succedere anche a te.

Cosa succede se inizi un percorso con me?

Non ti chiedo di fare danza. 
Non ti chiedo di saper muovere il corpo in un modo giusto.
Non ti chiedo nemmeno di parlare di cose che non vuoi dire.

Partiamo da quello che c'è già.

Dal tuo corpo. 
Dal modo in cui oggi tiene la tua storia.

Nel lavoro insieme, non cerchiamo di cambiare il passato.

Cerchiamo un modo diverso di starci.

Un modo in cui il corpo non deve più stare in allerta tutto il tempo. 

Un modo in cui puoi sentire quello che c'è, senza esserne travolti.

Questo è, in fondo, il lavoro sull'integrità: non cancellare quello che è stato, ma riuscire a tenerlo dentro senza farsi male.

Se ti riconosci in qualcuna di queste storie, se senti che qualcosa nel tuo corpo è fermo, o troppo teso, o troppo spento, puoi scrivermi.

Non serve esperienza.

Basta portare il tuo corpo così com'è.