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Cosa succede quando desideri qualcosa?

Hai un desiderio che rimandi da tempo?

Non parlo di obiettivi concreti.  Parlo di qualcosa che senti dentro, ma che fatichi a nominare.

A volte non è la mancanza di coraggio a fermarci.  È la tensione che si attiva quando iniziamo a desiderare.

Il corpo cambia postura.  Il respiro si modifica.  Compare una voce interna che dice: “Non è il momento.” “Ora non puoi.” “Non esagerare.”

Il punto non è quanto grande sia il sogno.  Il punto è cosa succede dentro quando ti avvicini a esso.

Desiderare può attivare la paura

Molte donne hanno imparato presto che desiderare troppo può creare distanza.

Essere ambiziose può sembrare eccessivo.  Chiedere può sembrare invadente.  Esporsi può sembrare rischioso.

Così il desiderio viene ridotto, reso più accettabile.

Non sempre in modo consapevole.

Il corpo trattiene.  Le spalle si chiudono.  La voce si abbassa.

E il sogno resta allo stato di idea.

Prima di realizzare, ascoltati

Nel lavoro corporeo non partiamo dall’azione.  

Partiamo dall’ascolto.

Quando nomini un desiderio, cosa accade nel corpo?

C’è espansione?  
C’è contrazione?  
C’è entusiasmo misto a vergogna?

Spesso non è la mancanza di capacità a bloccarci.  È la regolazione emotiva che si attiva quando il desiderio entra in relazione con il mondo.

Scrivi per sentire, non per motivarti

Prova a scrivere un desiderio che stai rimandando.

Non in forma di piano.  Non in forma di obiettivo.

Scrivilo come sensazione.

Poi fermati.

Nota cosa succede nel corpo mentre rileggi.

Si scalda?  Si irrigidisce?  Si difende?

Non devi convincerti.  Devi osservarti.

Fai spazio al desiderio

Alzati.

Fai un piccolo passo in avanti.  Poi torna indietro.

Ripeti lentamente.

Nota quale direzione ti risulta più naturale.

A volte il corpo rivela che il problema non è il sogno.  È la paura della visibilità che quel sogno comporta.

Il movimento non serve a “darsi coraggio”.  Serve a riconoscere l’ambivalenza.

Le immagini come specchio

Puoi creare un piccolo collage del tuo desiderio.

Non per visualizzarlo in modo performativo.  

Ma per osservare cosa scegli.

Quali immagini ti attraggono?  Quali eviti?

Cosa ti fa sentire esposta?  Cosa ti fa sentire viva?

Il lavoro creativo non è uno strumento di manifestazione.

È uno strumento di consapevolezza.

Dal seme al frutto

Un sogno non cresce perché lo spingi. Cresce quando trova terreno stabile.

E il terreno è il corpo.

Se ogni volta che desideri qualcosa il sistema si attiva in allarme, è lì che vale la pena sostare.

Non per rinunciare. Non per forzarti. Ma per integrare.

Tornare a sentire significa anche questo: riconoscere che il desiderio non è solo entusiasmo.
È vulnerabilità.

E la vulnerabilità ha bisogno di regolazione, non di pressione.

Se senti che rimandi ciò che desideri perché qualcosa dentro si contrae, possiamo esplorare insieme questa dinamica.

Non per spingerti a fare di più.  Ma per capire cosa accade quando inizi a volere.

Perché prima dell’azione c’è il sentire.  E senza radici, nessun seme fiorisce.