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Quando il silenzio ti avvolge: cosa succede quando smetti di esprimerti

Ritrovare ciò che si è messo a tacere

A volte non è che perdiamo una passione.  

Semplicemente smettiamo di darle spazio.

Non succede in un giorno.  Succede lentamente.

Un’abitudine salta.  Una prova viene rimandata.  

Un gesto che ci faceva sentire vive diventa “non prioritario”.

E senza accorgercene, il silenzio prende posto.

Non solo nella voce.

Nel corpo.

Quando la voce si spegne nel corpo

Nel mio lavoro ho incontrato una donna che amava cantare.  Cantare non era un obiettivo professionale.  Era una forma di presenza.

Con il tempo, però, aveva smesso.

Non c’erano stati eventi clamorosi.  C’erano stati pensieri ricorrenti:  “Non sono abbastanza.”  “Non è importante.”  “Non è il momento.”

Il canto non era scomparso.  Si era ritirato.

Nel corpo erano rimaste tensioni, vergogna, senso di inadeguatezza.

Quando una parte di noi non si sente legittimata, spesso non protesta.  Si zittisce.

Prima della passione, c’è la regolazione

Spesso pensiamo che per “riaccendere la passione” serva motivazione.  In realtà serve sicurezza.

Se esprimerti attiva vergogna o paura di essere vista, il sistema si protegge.  Riduce.  Trattiene.  Spegne.

Nel lavoro corporeo non chiediamo di forzare l’espressione.

Osserviamo cosa succede quando provi a farlo.

La voce trema?  Il respiro si blocca?  Le spalle si chiudono?

Non è mancanza di talento.  È regolazione.

Un ritorno graduale

Con il tempo, quella donna ha ricominciato a cantare.

Non come atto di ribellione.  Non come performance.

All’inizio sottovoce.  Poi in spazi familiari.

La differenza non era nella qualità del canto.  Era nella qualità della presenza.

Non cercava più approvazione.  Stava verificando se il corpo poteva restare aperto mentre si esponeva.

E questo cambia tutto.

Tornare a esprimersi non è un atto eroico

Ognuna di noi ha qualcosa che ha messo a tacere. Non sempre è una passione artistica.  A volte è un’opinione.  Un desiderio.  Una direzione.

Se chiudi gli occhi e pensi a ciò che hai smesso di fare, cosa accade nel corpo? C’è nostalgia?  C’è sollievo?  C’è tensione?

Non tutte le parti devono essere recuperate.  Ma quelle che si sono ritirate per protezione meritano attenzione.

Non si tratta di “riaccendere la passione”.  Si tratta di verificare se puoi restare presente mentre una parte di te emerge.

A volte il silenzio non è perdita.  È adattamento. E l’espressione non è un gesto grandioso.  È un ritorno graduale.

Se senti che una parte di te si è ritirata, possiamo esplorare insieme cosa accade quando prova a riavvicinarsi.

Non per esibirla.  Ma per integrarla.