Coloro che amiamo e che abbiamo perduto sono ovunque noi siamo
Il lutto non è solo un’emozione.
È un’esperienza corporea.
Può essere peso sul petto.
Rigidità nelle spalle.
Stanchezza improvvisa.
Difficoltà a respirare profondamente.
Spesso tentiamo di comprendere il lutto con la mente.
Ma il corpo lo attraversa prima.
Il lutto non è lineare
Siamo abituati a pensare al dolore come a un percorso con un inizio e una fine.
Ma nella pratica, ciò che emerge è diverso.
Ci sono giorni di relativa stabilità.
E giorni in cui l’assenza torna con forza.
In un percorso di Terapie Espressive, ho accompagnato una donna nel lavorare attraverso immagini fotografiche legate alla persona amata.
All’inizio le abbiamo disposte in modo lineare: passato, presente, futuro.
Il corpo reagiva come se dovesse “andare avanti”.
Ma il lutto non chiede progressione. Chiede integrazione.
Quando abbiamo disposto le immagini in cerchio, qualcosa è cambiato. Il dolore non era più un punto da superare, ma una presenza che poteva essere attraversata in modi diversi nel tempo.
Il lutto come fenomeno corporeo
Laura E. Tanner scrive:
“Non riuscendo a riconoscere la misura in cui sperimentiamo la perdita come fenomeno corporeo, ci condanniamo a un lutto che ci riporta ancora e ancora alla tacita assenza del corpo.”
Il corpo registra l’assenza.
E se non viene coinvolto, il dolore può rimanere congelato.
Non si tratta di “esprimere tutto”.
Si tratta di riconoscere cosa accade.
Dove senti la perdita?
È pressione?
È vuoto?
È immobilità?
Movimento come integrazione, non come liberazione
Nel lavoro corporeo non cerchiamo di trasformare il dolore.
Cerchiamo di permettergli un movimento possibile.
La cliente ha scelto due immagini associate a una sensazione di stallo.
Abbiamo esplorato quel “blocco” attraverso piccoli gesti.
Non coreografie. Non interpretazioni simboliche.
Micro-movimenti.
Un leggero spostamento del peso. Un respiro più ampio. Una mano che si appoggia al petto.
Il movimento non cancella l’assenza.
Ma può restituire fluidità al sistema nervoso che si era irrigidito attorno alla perdita.
Continuare il legame senza negare l’assenza
Il lavoro corporeo non promette consolazioni. Non elimina la mancanza.
Può però offrire uno spazio in cui il dolore non resti congelato.
Il lutto non è qualcosa che si supera. È qualcosa che si riorganizza nel tempo, nella memoria e nel corpo.
Se stai attraversando una perdita e senti che oscilli tra agitazione e chiusura, può essere utile sostare lì, in quello stato, senza forzarlo, con il supporto di una terapeuta espressiva che sappia offrire presenza e contenimento.
Non per trasformare il dolore. Ma per permettere al corpo di non restare solo nella rigidità.
A volte ciò che rende possibile un piccolo movimento non è l’intensità dell’espressione, ma la presenza di un testimone.
Uno sguardo che resta. Una presenza che non corregge. Uno spazio che tiene.
Il lutto è un processo corporeo che chiede tempo, sicurezza e relazione.